SMATH è il progetto di “Art Thinking” ideato dal Dipartimento di management dell’Università Ca Foscari, che da molti anni è impegnato a ricercare connessioni tra arte e impresa, ha sperimentato l’inserimento di 6 artisti in altrettante aziende venete con lo scopo di rinnovare e valutare come questo rapporto possa portare al progresso del panorama industriale e alla realizzazione lavorativa di giovani artisti.
Il capofila di questo progetto, Fabrizio Panozzo, docente del dipartimento di management di Ca Foscari, ha raccontato come alla base di questa iniziativa, attualmente unica in Italia, ci sia la convinzione che ‘pensare artisticamente’ renda le aziende più competitive e di come sia possibile e necessario un nuovo modo di intendere e costruire le relazioni tra due universi apparentemente distanti.
QUALI RISULTATI SONO STATI OTTENUTI DA QUESTE PRIME ESPERIENZE?
Le aziende hanno colto con grande entusiasmo questo progetto, finanziato da fondi pubblici, concentrandosi da subito su tre punti cardine di questa relazione: la comunicazione, cambiamento organizzativo e innovazione di prodotto e di processo, riscontrando come spesso l’idea artistica possa effettivamente tramutarsi in prodotto, offrendo la possibilità all’azienda di riflettere sulla propria produzione.
L’artista invece entrando in contatto con questo modello di business si pone come fornitore di servizi e non come ricercatore di sostenitori e stanziamenti per portare avanti progetti autonomi, dunque l’artista diventa un collaboratore con cui, su base anche continuativa, poter ragionare e portare avanti progetti e interventi in stretto rapporto.
Diversi sono gli artisti che hanno colto in questo canale una nuova possibilità lavorativa e remunerativa, rispetto a ambienti più tradizionali come le gallerie d’arte, ma altrettanti sono convinti che l’arte debba svolgersi in altro contesto, portando avanti un’idea stereotipata per cui il mondo della produzione aziendale non possa conciliarsi con quello dell’arte, sebbene sia anch’esso basato sulla produzione e sul mercato.
Dunque troviamo uno spaccato tra artisti interessati e disposti a cimentarsi in questa nuova prospettiva, cercando di dar vita a servizi e prodotti innovativi e altri legati a un’idea retrograda dell’arte, per cui mettere a disposizione i propri mezzi artistici a scopo industriale risulta un tradimento ai valori di arte pura perseguiti.

